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Creatività da ascoltare

16.12.2016· di Motoreacreazione·

Vi siete mai chiesti da dove nasce l’identità sonora di quello che vedete su uno schermo? Oggi facciamo quattro chiacchiere con chi sta dietro le quinte e lavora per dare profondità  a immagini che sarebbero altrimenti mute.

 

Paolo Armao è un sound designer che vive e lavora a Torino e ci racconta qualche curiosità su quello che sentiamo tutti i giorni!

 

Partiamo dal tuo ultimo lavoro, di cosa ti stai occupando?

 

Ora mi sto occupando di tantissime cose, ma in questi ultimi anni mi sono aperto ai videogame e questa è stata una bella rivoluzione è stata una  bella rivoluzione perché portare le strategie di storytelling attraverso l’utilizzo del suono su sistemi interattivi richiede tanto lavoro.

e, portare le strategie del primo su sistemi interattivi, richiede tanto lavoro di studio soprattutto sui giochi narrativi.

 

Ho finito da poco di lavorare a “RedOut” che è un gioco di corse futuristiche sviluppato da 34BigThings, mentre ora sono al lavoro su “Blind”, un gioco di realtà virtuale, la cui protagonista è una ragazza non vedente.

 

Quindi i suoi hanno un valore tutt’altro che secondario

 

Assolutamente, è un gioco in cui il suono fa un po’ da filo di Arianna per l’esperienza del giocatore, sarà disponibile tra qualche mese.



Come si è evoluto il sound design negli ultimi anni?”

 

Fino a qualche anno fa il nostro era un mestiere “tecnico” nel senso che i clienti si recavano in studio principalmente per usufruire delle le nostre librerie sonore, librerie a quei tempi accessibili a pochissimi.

Montavamo noi il suono ma principalmente perché avevamo la libreria. Era quindi un lavoro più tecnico che creativo. Ora la richiesta è un po’ cambiata. Nel 2008, durante un corso di approfondimento in Scozia, ho avuto modo di toccare con mano la svolta quando ho capito che il rapporto con il regista poteva essere diverso. Sostanzialmente ho intuito che potevo e dovevo intervenire a un livello molto più profondo. Potevo lavorare già in fase di pre-produzione, il che era una novità assoluta in termini di progettualità.

Questa svolta radicale è stata possibile grazie alle prese di posizione di sound designer come Randy Thom come Randy Thom che ha capito le potenzialità dei nostri mezzi e l’importanza del nostro ruolo e ha insistito nel sensibilizzare ambiente produttivo al riguardo.

 

 

Così come esiste la categoria dei progettisti di comunicazione visiva, ti possiamo descrivere come progettista di comunicazione sonora.

Il tuo universo è un vero e proprio labirinto di sfumature che rende tridimensionale un progetto che sarebbe altrimenti solo uno schermo piatto. Qual è l’iter per imparare a progettare suoni?

 

Il percorso è molto simile, richiede sicuramente una conoscenza tecnico-scientifica alla base, acustica, psicoacustica, comportamento del suono nello spazio Oltre a ciò c’è una parte di linguaggio, legata al medium (cinema, videogioco, teatro, ecc.) e - di conseguenza - allo studio attento delle limitazioni e delle opportunità fornite dai vari media.

 

Ti è capitato di sonorizzare con oggetti fuori dal comune?

 

Si, sempre, ogni progetto/opera richiede un approccio originale.

Nel 2011 mi trovavo…mi trovavo per lavoro in Val d’Aosta e avevo con me un microfono a contatto. Un microfono che cattura le vibrazioni fisiche attraverso il contatto con oggetti solidi e non attraverso l’aria come i più comuni microfoni

Sono stato attratto un formicaio, quasi per scherzo ho pensato di provare a posizionare il microfono dentro e ciò mi ha permesso di registrare uno dei suoni più pazzeschi e di cui vado più geloso. Suono che ho poi usato per un film di di Renata Sheppard ( The Wait of Gravity)

 

https://vimeo.com/19726347#t=270s

 

E per uno spettacolo interattivo a teatro di Marcel.lì Antùnez Roca.

È interessante vedere come uno stesso suono possa calzare in miriadi di contesti diversi e con media così lontani.

In questo lavoro non è tanto importante capire cosa c’è dietro ma ragionare sui materiali coinvolti e sul tipo di generazione del suono.

 

 

Esiste un legame tra la tua figura professionale e chi produce colonne sonore? Dovete lavorare per così dire a braccetto o sono due campi slegati?

 

Tendenzialmente sono due campi che richiedono competenze diverse ma possono essere anche coltivate dallo stesso professionista. Io non mi occupo di composizione di musiche ma mi piace lavorare a stretto contatto con il compositore affinché i contenuti prodotti abbiano una coerenza.

Condividiamo lo stesso flusso e coinvolgiamo lo stesso apparato dello spettatore e quindi è bene lavorare affinché le due colonne si aiutino e si sostengano. Non è sempre facile perché dobbiamo muoverci nello stesso campo di azione, lo stesso spazio. Scena per scena bisogna valutare le gerarchie e i pesi di entrambi.

 

Com’è essere un sound designer in Italia?  Che prospettive ci sono?

 

Le produzioni oggigiorno hanno le medesime problematiche sia in Italia che oltre i confini. Si aspettano di pagare molto di meno a parità di impegno e questo accade dappertutto. Trovare un modello sostenibile e che possa permettere di sostenersi fa anche parte del mio lavoro.

Noi Italiani tendiamo spesso a buttarci giù ma la verità è che non siamo messi peggio che altrove, anzi, abbiamo sicuramente un modo diverso di realizzare e vendere arte molto apprezzato in tutto il mondo.

 

 

Tra le  altre cose mi sto occupando di un festival che ho co-fondato con vari creativi di diversi campi proprio negli Stati Uniti e più precisamente a Cape Charles in Virginia che è arrivato alla quinta edizione, sul cinema sperimentale: Experimental Film Virginia.

 

http://www.experimentalfilmvirginia.com/

 

Qui supporto gli artisti nel processo creativo e produttivo del sound design.

 

 

Un motivo per amare questo lavoro e quindi consigliarlo ad altri e un motivo per cui lo sconsiglieresti.

 

Vivo con una certa difficoltà i cicli di ondate produttive molto intensi alternati a momenti più scarichi. Sono entrambi momenti importanti e utili al mio lavoro ma a volte si ha la sensazione di vivere uno sdoppiamento tra quella che è la tua esistenza è la vita che stai dando al film o al videogioco che in alcuni momenti ti assorbe completamente. Vivi in quel film, lo sogni di notte e r cerchi di entrare nella psicologia dei personaggi.

 

Invece amo la varietà e l’opportunità di scoprire il mondo attraverso i suoni e la possibilità di vivere le molte avventure a cui dono l’anima sonora. Il soffio di vita.

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Parole Chiave

Sound design, Paolo Armao